3 A + 3 B : “Noi, giovanissimi partigiani” – Calendasco: i racconti di Rambalda e Ugo agli studenti – by Fil.Zan. (Libertà, 4/05/2013)

rambalda e ugo con sindaco - Copia

Silenzio, piena attenzione. L’altro giorno alla scuola media di Calendasco i protagonisti sono stati Rambalda ed Ugo Magnaschi, staffetta e partigiano combattente. Intervenuti nell’ambito di una serie di lezioni sulla Resistenza promosse dall’amministrazione comunale in collaborazione con la scuola media e l’Istituto storico della Resistenza, sono stati introdotti dalla professoressa Rossella Groppi che ha curato il ciclo di incontri.

Dopo il saluto del sindaco Francesco Zangrandi, è iniziato il loro racconto. Il racconto di ragazzi di ieri che si rivolgono a quelli di oggi. Storie capaci di colpire, di andare dritte al cuore. E gli studenti non si sono lasciati sfuggire una parola.

“Dopo l’8 settembre, mio marito Fermo Freschi ha scelto di andare con i partigiani, sul monte Lama”, è intervenuta Rambalda. “Io sono rimasta a Piacenza con mia figlia, ma i Carabinieri mi cercavano perché ero moglie di un disertore”. Da qui la decisione di scappare verso Montechino. “Ho avvolto in stracci la mia bimba e, una notte, ho iniziato a scappare. Come me stavano fuggendo tante altre persone, sotto i bombardamenti che avrebbero distrutto anche la mia casa”.

La permanenza nel centro della val Vezzeno non si rivela però particolarmente duratura. “Una sera i fascisti della zona avevano deciso che se mio marito non si fosse consegnato, avrebbero preso me e la bimba per spedirci in campo di concentramento”, ricorda. Tra i gerarchi, c’era n’era però uno che “mi aveva visto nascere” – prosegue la Magnaschi – “e quindi si era sentito in coscienza di avvisarmi del pericolo, invitandomi a scappare”. Invito immediatamente seguito dalla giovane che si rifugia a Breda. È lì che inizia la sua attività di staffetta.

“Portavo nascosti in seno messaggi del tipo: “La volpe si è avvicinata al pollaio”. Significava che i tedeschi erano vicini”. Più volte Rambalda accoglie e sfama i ribelli, consegna loro medicine, informazioni e vestiti puliti.

Fino all’episodio più tragico, l’eccidio al Passo dei Guselli del 4 dicembre 1944 in cui perdono la vita 33 giovani. È quello uno degli avvenimenti in cui la sua storia si intreccia con quella del fratello Ugo, nome di battaglia “Corriere” perché, quando c’era da scappare, era il più veloce.

“È stata un’imboscata”, spiega quest’ultimo. “I tedeschi hanno iniziato a sparare contro tre camion di partigiani. Usavano la mitragliatrice nota come “la sega di Hitler”: hanno falcidiato i primi due mezzi”. Più fortunati i partigiani che viaggiavano sul terzo, come Ugo, che sono riusciti a fuggire. “Capite quello che hanno fatto migliaia di giovani come voi”, aggiunge rivolgendosi agli studenti.

“Hanno messo a repentaglio la loro vita per gli ideali di pace e libertà”, prosegue Rambalda. “Certo, salire in montagna era pericoloso, ma eravamo contenti di farlo. Io stessa, ancora oggi, rifarei la partigiana!” .

3A

Questions: by Akram 

1. Cosa hanno suscitato in te i partigiani : Rambalda e Ugo Magnaschi?

2. Hai gradito cosa hanno fatto per il nostro Paese? 

8 thoughts on “3 A + 3 B : “Noi, giovanissimi partigiani” – Calendasco: i racconti di Rambalda e Ugo agli studenti – by Fil.Zan. (Libertà, 4/05/2013)

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