Una tragedia a Parigi by tommaso and Jawad 1e

Con la prof Castronuovo ,nell’ ora di storia abbiamo parlato di quello che è succeso a Parigi poco tempo fa, con esattamente 156 morti e 200 feriti gravemente .La maggior parte della classe non lo sapeva.La prof ci ha spiegato quello che è successo : ci ha detto che ci sono stati sei attentati terroristici : uno di questi è successo fuori dallo stadio di calcio durante la partita Francia – Germania .Il secondo attentato è stato in  un ristorante.Il terzo è avvenuto ad un concerto . Il quarto in una discoteca .Il quinto attentato è avvenuto in un quartiere . Il sesto attentato è avvenuto al cinema . Ci dispiace moltissimo per quelle povere che sono morte . Ci ha anche spiegato che probabilmente questi terroristi son diventati così perchè erano presi in giro ed esclusi da tutto e crediamo che alcuni di loro erano francesi. #PRAYFORPARIS

Question :Voi come vi siete sentiti dopo tutto questo??

3 thoughts on “Una tragedia a Parigi by tommaso and Jawad 1e

    • Sconcertati da tanta violenza e prevedendo la mole improduttiva di marsigliesi e di frasi di circostanza che sarebbe presto giunta da ogni direzione, in classe abbiamo preferito piuttosto chiederci se questi eventi chiamassero in causa anche noi, se ci coinvolgessero più da vicino.
      I terroristi parlavano francese. A centinaia si contano i ragazzi occidentali che ingrossano le file dell’Isis. Cosa li muove? Cosa cercano? Perché guardano ai propri concittadini come a dei nemici?
      Abbiamo provato a metterci nei loro panni. Forse nella loro mente si affollano gli stessi pensieri di quelli di tanti altri ragazzi occidentali, costretti a vivere nella povertà anche se sono circondati dall’opulenza, a sentirsi soli pur vivendo nelle metropoli più affollate del mondo, ai margini di una società ipnotizzata dalla cultura delle cose e dell’arrivismo, la “cultura dello scarto”, come l’ha definita Bergoglio.

      http://www.repubblica.it/scuola/2011/02/09/news/lotta_banchi-12236180/?ref=fb (è l’articolo di giornale che abbiamo letto insieme in classe)

      Giovani che covano nel disagio odio e risentimento. Che trovano nell’Isis una comunità, una missione, un’importanza che l’Occidente ha loro negato.
      Possiamo fare qualcosa noi, da qui, da Calendasco?
      Sicuramente possiamo offrire a tutti quelli che ci circondano considerazione e accoglienza autentiche. Possiamo costruire, non un domani, da grandi, quando e se saremo persone importanti, ma qui e fin da adesso la nostra parte di un futuro di pace.

  1. Sconcertati da tanta violenza e prevedendo la mole improduttiva di marsigliesi e di frasi di circostanza che sarebbe presto giunta da ogni direzione, in classe abbiamo preferito piuttosto chiederci se questi eventi chiamassero in causa anche noi, se ci coinvolgessero più da vicino.
    I terroristi parlavano francese. A centinaia si contano i ragazzi occidentali che ingrossano le file dell’Isis. Cosa li muove? Cosa cercano? Perché guardano ai propri concittadini come a dei nemici?
    Abbiamo provato a metterci nei loro panni. Forse nella loro mente si affollano gli stessi pensieri di quelli di tanti altri ragazzi occidentali, costretti a vivere nella povertà anche se sono circondati dall’opulenza, a sentirsi soli pur vivendo nelle metropoli più affollate del mondo, ai margini di una società ipnotizzata dalla cultura delle cose e dell’arrivismo, la “cultura dello scarto”, come l’ha definita Bergoglio.

    http://www.repubblica.it/scuola/2011/02/09/news/lotta_banchi-12236180/?ref=fb (è l’articolo di giornale che abbiamo letto insieme in classe)

    Giovani che covano nel disagio odio e risentimento. Che trovano nell’Isis una comunità, una missione, un’importanza che l’Occidente ha loro negato.
    Possiamo fare qualcosa noi, da qui, da Calendasco?
    Sicuramente possiamo offrire a tutti quelli che ci circondano considerazione e accoglienza autentiche. Possiamo costruire, non un domani, da grandi, quando e se saremo persone importanti, ma qui e fin da adesso la nostra parte di un futuro di pace.

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